Oggi giovedi parto per Jaca dopo abbondante colazione con panino e dolcetto per il giorno. Il Señor Antonio mi accompagna sulla strada per indicarmi la via. Prendo l’antico sentiero aragonès, passando per le rovine della chiesa della Trinità del XVI secolo, il ponte romano (emozionante) e, continuando nel boschetto a fianco della famigerata e trafficata statale, arrivo ad un bunker in cemento, riparo di fortuna dei pellegrini in caso di pioggia.

Oltrepassato il bunker e la galleria sulla statale (tagliandola, non passandoci dentro) ed evitando il sottopasso, cambio l’abbigliamento invernale con quello estivo e mi fermo a mangiare qualcosa in una zona descanso attrezzata coi tavoli da picnic. Ad un tratto mi passa accanto un tizio con zaino e scarponi tirando dritto: gli grido “Peregrino?” e quello si volta sorridendo e dicendo “Sì!” Faccio così amicizia con Manuel di Malaga, quarant’anni portati male (fuma parecchio, e non solo tabacco), che incrocerò spesso durante il Cammino. Da quel momento camminiamo un pò in compagnia e un pò sorpassandoci a vicenda, passando Villanùa, poi Castiello di Jaca. Cielo azzurro, solo qualche striatura di cirri, e la neve dei Pirenei dietro le spalle che si allontana lentamente. Sarà così che ogni giorno sentirò di lasciare definitivamente i Pirenei e invece passerò Arrès e Artieda, e ancora in lontananza si vedrà la cordillera pirenaica innevata.

Infine Jaca. Arrivo per primo ma tocca aspettare l’apertura alle 16 del bel albergue municipal. M’infilo in una birreria per la mia prima caña ristoratrice, vedo passare Manuel sulla calle e lo tiro dentro a farmi compagnia e a conoscerci meglio. Era partito ieri per il primo giorno di cammino, è arrivato per tappe multiple e ha trovato da dormire a Canfranc Estacion: così oggi ha camminato più di me.

Si approssima l’ora di apertura dell’albergue e ci avviamo, ma dato che avevo detto a Manuel che volevo comprare dello yoghurt per la colazione, lui chiede ad una signora “donde està” un supermercato. Questa non se lo fa ripetere due volte, e s’incammina dicendoci di seguirla. Fa quasi il giro completo di Jaca, e noi con gli zaini. Pensare che l’albergue era dietro l’angolo della birreria… Pazienza.

Presi i benedetti yoghurt torniamo per trovare un albergue moderno, pratico, accogliente, con una ragazza hospitalera allegra ed efficiente che ci prende le generalità. C’è internet gratis, occasione per contattare gli amici pps.

Di lì a poco faccio conoscenza con Robin di Portsmouth, una montagna d’uomo, 110kg per 58anni, già in crisi con i piedi e una pellegrina che mi diventerà molto cara, Isabell di Monaco, che studia antropologia. Alta, snella, bionda, occhi azzurri, sulle sue. Siamo pochi in albergue, e mi sembra un peccato lasciare una bella ragazza in disparte ora che stiamo programmando la serata, e siccome parla spagnolo, mando Manuel avanti ad invitarla. Sorpresa, è tedesca e oltre allo spagnolo parla inglese e anche italiano. Accetta di uscire con noi, anche se è chiaro che non scoppia di gioia. Forse non si fida del tutto della compagnia di tre sconosciuti con il doppio dei suoi anni, ma questo offre il convento oggi… Stasera ¡tapas y copa! e tanta allegria che scioglie anche l’inglese e la tedesca. Ma le emozioni della condivisione dei racconti, come tradurle in queste affrettate parole?

Qualche dettaglio sulle tapas: fette di pane con acciughe, peperoni, formaggio fuso, cipolle dolci, poi pasta di gamberi impanati e fritti in salsina rosa, e per finire ciotole di lumache, da scavar fuori dal guscio rovente con gli stuzzicadenti e intingere nella salsa all’aglio. Siamo in piedi accanto al banco e alla cucina, il locale tutto in legno è pieno di locali tra i venti e i trent’anni allegri ma mai ubriachi. Il vero top è quando Robin ci offre il liquorino della casa alle erbe, sopra tutto quel vino tinto… ma chi cammina brucia! Poi una bella passeggiata per la città notturna per rientrare all’albergue. Anche Isabell è rilassata, si è convinta che i “maschiacci” non sono pericolosi…

I letti dell’albergue sono racchiusi a due a due da separé il legno. I radiatori sono caldissimi, ed il bucato è già asciutto. Mi corico, e Robin ci intrattiene con un concerto russatorio! Tempo di rimettere i tappi, che diventeranno un’abitudine.

Di notte sentiamo delle strane urla giù per strada, sembrano diversi uomini e anche qualche grido di donna. Lamiere sbattute con violenza, qualche botto. Mi svegliano attraverso i tappi, e mentre riprendo sonno penso che noi siamo viandanti volontari, immersi per scelta in questa avventura da sogno, eppure c’è tanta parte del mondo senza pace, immersa nella miseria materiale e morale, non bisogna dimenticarlo.