
Giornata umida e fredda. Sono preoccupato delle mie condizioni fisiche. La tosse si è aggravata, e so che devo fare qualcosa in più delle pasticche o dello sciroppo che mi porto appresso e prendo quando me ne ricordo, perchè il petto mi brucia quando tossisco e diventa difficile fermarla. La tappa è lunghissima in quanto ai chilometri previsti per oggi devo aggiungere i ca. 10km non fatti ieri.
Percorro lo sterrato tra le pozzanghere lungo il canale di Castilla. La preoccupazione per la pioggia diventa certezza quando arriva lo scroscione misto a grandine. Una cosa che non avevo preso in considerazione è l’effetto della grandine in testa, che è fredda e fa male. Devo ricorrere al cappello da sole messo sopra il cappuccio impermeabile, devo essere uno spettacolo, ma non c’è nessuno e comunque non m’importerebbe granché.
Rapida come è arrivata la grandine se ne va, e mi calmo osservando le ondulazioni tranquille dell’acqua del canale e qualche raro uccello che nuota senza rumore. Dopo circa quaranta minuti assorto nei miei pensieri, invece,
l’attraversamento fragoroso del canale e delle opere idrauliche a Frómista è uno spettacolo inatteso. Più oltre vorrei ammirare la romanica Chiesa di San Martín,
ma purtroppo la trovo circondata da recinzioni di restauro del piazzale antistante.
Nel pomeriggio la lunga strada per Carrión si rischiara di sole, anche se all’orizzonte vedo alti cumulonembi temporaleschi tutt’intorno. Arrivo trascinandomi in condizioni pietose. Salto i primi albergues cercando, non so perchè, quello tenuto dalle suore Hijas de la Caridad de San Vicente. Entro nel grande atrio che odora di pulito, vedo una suora seduta dietro un tavolo. Mi parla, ma quando tento di rispondere sbotto in un lungo,
allucinante accesso di tosse. Il bruciore dietro lo sterno mi fa piegare, sono gelato e sento anche la febbre. Vedo la suora allarmata, mi fa sedere e sparisce per tornare qualche minuto dopo con una provvidenziale tazza di latte
dolce e caldo. E’ una benedizione, e dopo la doccia seguo il consiglio imperioso della suora di andare al centro medico che nel frattempo ha aperto e che si trova giusto dietro l’angolo, a pochi passi dal convento. La diagnosi è tracheite, appena in tempo per evitare il peggio. Grazie alla tessera sanitaria europea ottengo prescrizioni per antibiotico e acetilcisteina, per fluidificare il catarro. In farmacia completo le
scorte e dò subito la prima dose di sostegno alle mie malandate difese immunitarie. Della cara suora del paesino lontano non so neanche il nome, ma la ringrazierò sempre.
Dopo un pisolino pomeridiano su un vero comodissimo letto con lenzuola e coperte e in silenzio, passo la serata con Marianne e Hans Georg di Bolzano, anche loro capitati qui, e un altro gruppo di francesi, un pò sulle loro. La notte passa nell’abbraccio del convento.